La dove muore, canta
Sinossi
La dove muore, canta è un’opera che nasce dall’immersione nel corpus della memoria di Carmelo Bene attraverso il suo Archivio. Come archivio, esso è — come ricorda freudianamente Jacques Derrida — al contempo fondamento e detrito, memoria e oblio.
Per Bene, il più grande interprete scenico dell’assenza e del non-essere, «L’unica vita che conta è quella che non si può raccontare. Sfugge persino a se stessa. Quella vita è la propria morte che si precipita verso di noi ora dopo ora».
Se la natura di ogni archivio è spettrale a priori, poiché «non è né presente né assente, in carne e ossa, né visibile né invisibile, ma una traccia che rimanda sempre a un altro il cui sguardo non poteva essere incrociato», allora spetta al linguaggio artistico costruire un possibile dialogo tra essere e nulla.
Questo è il punto di partenza del lavoro di Rä di Martino, chiamata non a narrare o interpretare l’opera di Carmelo Bene, ma a riscriverla, reinventarla e rimetterla in gioco.
Il lavoro
Di Martino persegue una forma di ricerca artistica che penetra nel tessuto della storia culturale, indaga le immagini del cinema, della televisione e del web, in continuo dialogo con il mondo fittizio eppure pervasivo che esse producono, orchestrando una narrazione che è al contempo artistica e analitica.
Per farlo, l’artista attinge a diversi linguaggi e registri legati alla sua poetica, al rapporto tra reale e virtuale, tra tempo e memoria.
«La figura dell’attore appare immersa nell’oscurità di uno spazio indefinito, avvolta da un’aura nostalgica. Forse i segni di una vita passata. Forse il suo essere diventato qualcos’altro, un’immagine digitale».
— Brizia Minerva, “Carmelo Bene. Là dove muore, canta”, 2023
Noto per le sue opere che giocano con la membrana permeabile tra realtà e finzione, il Carmelo Bene di Di Martino viene proposto nel video attraverso una ricostruzione 3D, con una voce modellata su quella dell’attore Lino Musella.
Perfezionata nell’industria dei videogiochi, questa tipologia di resa realistica è una novità per la sua pratica. L’artista si è avvalsa anche di software e della collaborazione del musicista Simone Pappalardo per analizzare le componenti armoniche della voce dell’attore, trasformando i suoni di ogni parola nella melodia di una colonna sonora di accompagnamento.
Il risultato è una musicalità strettamente legata al testo, in un processo che riecheggia la ricerca condotta da Carmelo Bene sulla propria voce con le attrezzature dell’epoca. Sui monitor, mentre una figura dell’attore prende vita e parla, le altre attendono accompagnate dalla musica prodotta dalla voce, muovendosi sottilmente in armonia sonora.
English
Where he dies, he sings is a work arising from the immersion in the corpus of Carmelo Bene’s memory through his Archive. As an archive it is — as Jacques Derrida Freudianly recalls — both foundation and detritus, memory and oblivion.
For Bene, the greatest scenic proponent of absence and non-being, “The only life that counts is the one you cannot recount. It even eludes itself. That life is your own death that rushes towards you hour by hour.”
If the nature of every archive is spectral a priori, since it is “neither present nor absent, in flesh and blood, neither visible nor invisible, but a trace that always refers back to another whose gaze could not be crossed,” then it is up to the artistic language to construct a possible dialogue between being and nothingness.
This is the starting point for the work of Rä di Martino, called upon not to narrate or interpret the work of Carmelo Bene but to rewrite it, reinvent it and put it back into play.
Di Martino pursues a form of artistic research that penetrates the fabric of cultural history, investigates the images of cinema, television and the web, in continuous dialogue with the fictitious and yet pervasive world they produce, orchestrating a narrative that is both artistic and analytical.
“The figure of the actor appears immersed in the darkness of an indefinite space, enveloped in a nostalgic aura. Perhaps the signs of a life gone by. Perhaps his having become something else, a digital image.”
— Brizia Minerva, “Carmelo Bene. Là dove muore, canta”, 2023
Known for work that plays with the permeable membrane between reality and fiction, Di Martino’s Carmelo Bene is offered in the video through 3D reconstruction, with a voice modelled on that of actor Lino Musella.
Perfected in the gaming industry, this kind of lifelike rendering is new to her practice. She also used software and the collaboration of musician Simone Pappalardo to analyse the harmonic components of the actor’s voice, transforming the sounds of each word into the melody of an accompanying score.
The result is a musicality closely linked to the text, in a process that echoes research Carmelo Bene carried out on his own voice using the equipment of his day. Across the monitors, while one figure of the actor comes alive and speaks, the others wait accompanied by the music produced from the voice, subtly moving in sonic harmony.
Immagini